Chi lavora da casa deve registrare correttamente le proprie ore di lavoro. Ma non tutte le discrepanze sono automaticamente una frode sulle ore lavorative. Lo dimostra una sentenza del Tribunale del lavoro di Bochum del 9 marzo 2026 (n. 4 Ca 1719/25).
Di cosa si trattava?
Un datore di lavoro ha accusato un dipendente di aver documentato in modo errato le proprie ore di lavoro nell’ambito del lavoro da remoto. Di conseguenza, l’azienda ha pronunciato diversi licenziamenti, tra cui due cosiddetti licenziamenti per fatto accertato e un licenziamento per sospetto.
Il lavoratore ha fatto ricorso in tribunale – con successo. Il tribunale del lavoro di Bochum ha dichiarato che la maggior parte dei licenziamenti era invalida.
Perché i licenziamenti sono falliti?
Sono stati determinanti soprattutto gli errori formali commessi dal datore di lavoro. Il comitato aziendale non era stato informato in modo completo sulle norme vigenti in materia di smart work. Di conseguenza, mancavano informazioni importanti per poter valutare adeguatamente le accuse.
Nel caso del licenziamento straordinario per sospetto, il datore di lavoro non è riuscito inoltre a dimostrare in modo adeguato che fosse stato rispettato il termine di due settimane previsto dalla legge.
Non tutte le pause significano frode sull’orario di lavoro
La sentenza mette in evidenza una distinzione importante: uno stato inattivo su Microsoft Teams, l’assenza di movimenti del mouse o lunghi periodi senza attività sul computer non sono di per sé una prova di frode sull’orario di lavoro. (Ed è proprio qui che entra in gioco il nostro Status Holder: lo stato su Teams rimane sempre “disponibile”!)
Anche le telefonate, la lettura di documenti, il lavoro di progettazione o la preparazione degli appuntamenti possono rientrare nelle normali mansioni lavorative.
Una vera e propria frode sulle ore di lavoro presuppone un inganno intenzionale, ad esempio quando i dipendenti registrano consapevolmente ore di lavoro non effettivamente prestate.
Cosa significa questo per i datori di lavoro e i lavoratori?
I datori di lavoro devono esaminare attentamente le accuse, presentare prove concrete e, in caso di licenziamento, rispettare le norme procedurali previste dalla legge. Ciò include anche un’adeguata consultazione del comitato aziendale.
I lavoratori dovrebbero documentare in modo chiaro le proprie prestazioni lavorative e agire rapidamente in caso di licenziamento. Per presentare un ricorso contro il licenziamento, di norma c’è un termine di tre settimane dalla ricezione della comunicazione di licenziamento.
Conclusione
Il lavoro da casa non è un’area senza regole, ma non è nemmeno un via libera per licenziamenti infondati.
Chi manipola intenzionalmente gli orari di lavoro rischia di perdere il posto. I datori di lavoro, però, non possono dedurre una frode sugli orari di lavoro basandosi solo sui dati tecnici relativi all’attività. Inoltre, anche accuse gravi non possono giustificare un licenziamento se vengono ignorate le norme procedurali fondamentali.
La sentenza sottolinea quanto siano importanti regole trasparenti sull’orario di lavoro, un’attenta raccolta delle prove e procedure di licenziamento giuridicamente sicure.
Fonte: Tribunale del lavoro di Bochum, sentenza del 9 marzo 2026, n. 4 Ca 1719/25; sintesi a cura dell’avvocato Thomas Ritter, anwalt.de, 8 ottobre 2026.
Nota: questo articolo riporta i punti salienti della discussione del caso pubblicata e non sostituisce una consulenza legale personalizzata.